Mentre la campagna vaccinale anti-Covid prosegue a ritmi sostenuti i malati di Lyme vorrebbero certezze sull’utilità e l’efficacia dei vaccini. Purtroppo non esistono evidenze scientifiche in grado di fare chiarezza e fugare dubbi e timori. Esistono tuttavia raccomandazioni e linee guida che possono aiutare i malati di Lyme a orientarsi, proponendo informazioni utili soprattutto a quanti hanno sviluppato quadri di infezione persistente a livello muscolo-scheletrico, cardiaco e neurologico con possibile compromissione del sistema immunitario.
Non si tratta di indicazioni definitive ma di orientamenti, in costante evoluzione, da approfondire con il proprio medico curante.
Qui di seguito si riportano alcuni indirizzi proposti da organismi sanitari e società scientifiche.
Pur riconoscendo che mancano dati scientifici solidi i Centri americani per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) raccomandano alle persone con sistema immunitario indebolito o con malattie autoimmuni di sottoporsi alla vaccinazione anti COVID-19. La motivazione è che i pazienti con condizioni infiammatorie e autoimmuni possono essere a maggior rischio di ricoveri associati al COVID-19 e peggiori esiti di malattia rispetto alla popolazione generale. A parere delle autorità sanitarie USA i benefici della vaccinazione superano i rischi.
Sollecitata dalle perplessità espresse da malati la Società italiana di Reumatologia ha- tra l’altro- raccomandato:
– i pazienti reumatologici portatori di malattie infiammatorie croniche e autoimmunitarie sistemiche possono e devono essere vaccinati nei tempi più brevi possibili
– in generale, tutti i vaccini disponibili possono essere utilizzati nei pazienti reumatologici, rispettando le indicazioni degli organi competenti.
Sulla stessa lunghezza d’onda i pareri ospitati dall’autorevole rivista scientifica Lancet Rheumatology che hanno espresso un orientamento complessivamente favorevole alla vaccinazione per quanti soffrono di patologie muscolo-scheletriche su base autoimmunitaria.
Secondo la società italiana di cardiologia le malattie cardiovascolari sono di frequente associate alle infezioni severe da COVID-19, determinando spesso una prognosi sfavorevole.
Gli anziani affetti da malattie cardiovascolari sono da considerare una categoria particolarmente vulnerabile, ma l’età non può essere l’unico fattore discriminante ed anche pazienti di età giovane-adulta, con gravi forme di cardiopatia, dovrebbero avere un accesso prioritario al programma vaccinale e ottenere informazioni corrette per non farsi influenzare dalle fake news sui vaccini.
Sono centinaia gli studi scientifici che documentano le complicanze neurologiche provocate dal Covid-19 spesso associate a una maggior severità di malattia e al persistere di sintomi anche dopo la fase acuta. Considerata la stretta relazione tra Covid-19 e disturbi neurologici, la Società Italiana di Neurologia (SIN) ha riconosciuto chei dati finora acquisiti possano tranquillizzare sulla sicurezza dei vaccini. La stessa Società ha quindi deciso di avviare uno studio clinico sugli eventuali effetti indesiderati delle vaccinazioni per malattie, quali:
– ictus cerebrale,
– Alzheimer,
– Parkinson,
– sclerosi laterale amiotrofica,
– epilessia,
– sclerosi multipla,
– malattie del midollo spinale e dei nervi periferici.
Bibliografia essenziale:
– COVID-19 Vaccination in Autoimmune Diseases
– vaccinazione anti SARS-COV 2 nei pazienti reumatologici
– priorità del vaccino COVID-19 nei pazienti con patologie cardiovascolari