I cambiamenti climatici agevolano la diffusione della malattia di Lyme, trasformandola in minaccia sempre più presente a livello locale e globale. Per gli esperti l’innalzamento delle temperature e gli eventi ad esso associati faranno aumentare anche i casi di febbre del Nilo Occidentale (West Nile fever), dengue e malaria.
Lo sottolinea l’editoriale di gennaio della rivista Medical Science Monitor che indica tra i rischi per la salute anche:
– l’emergere di nuovi agenti infettivi
– l’aumento della resistenza agli antibiotici
– la crescita delle malattie trasmesse da vettori.
Il riscaldamento globale sta già cambiando il comportamento, la distribuzione e il ciclo vitale delle zecche.
Con gli inverni sempre più miti le zecche non vanno in “letargo” (diapausa) ma restano attive tutto l’anno, aumentando di conseguenza le possibilità e il periodo di riproduzione.
Le temperature più elevate estendono inoltre gli habitat favorevoli al loro insediamento e permettono alle zecche di espandersi in nuove zone, adattandosi anche a latitudini e altitudini un tempo considerate ostili.
È prevedibile un aumento del numero di zecche, con possibilità di imbattersi nel loro morso tutti i mesi dell’anno non solo in ogni ambiente naturale, ma anche negli spazi verdi di città.
Ciò porterà inevitabilmente all’espansione delle aree a rischio, causando anche più casi di malattia.
Oltre alle zecche il cambiamento climatico influenzerà anche altri vettori, come le zanzare, a loro volta responsabili della trasmissione di varie malattie.
Alcune, come la febbre del Nilo Occidentale (West Nile fever), sono destinate a diventare sempre più comuni e ad espandere geograficamente la loro portata interessando in particolare:
– i paesi del Mediterraneo
– gli stati dell’Europa settentrionale.
Secondo le stime elaborate da INFORM (rete di collaborazione tra il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici e il Joint research centrer della Commissione europea), i cambiamenti climatici porteranno l’Italia a registrare:
– più ondate di calore estremo
– un generale aumento delle malattie trasmesse da vettori.
A tale aumento contribuiranno la globalizzazione, i frequenti scambi commerciali tra stati e i viaggi internazionali, attraverso i quali potranno arrivare nel nostro Paese nuovi virus d’importazione, in grado poi di diffondersi con i vettori (in particolare zecche e zanzare) presenti localmente.
Una conferma indiretta della previsione arriva dal monitoraggio dell’Istituto Superiore di Sanità che nel 2023 ha rilevato nel territorio nazionale:
– 362 casi di dengue
– 9 casi di Zika virus
– 7 casi di chikungunya.
Poiché il rischio di nuove malattie emergenti è alquanto concreto occorre:
– essere consapevoli delle possibili minacce per la salute
– assumere idonee misure di prevenzione
– attuare le indicazioni previste dai sistemi di sorveglianza nazionale.
Caldo, inondazioni, siccità aggraveranno diverse patologie causate da agenti infettivi, sottolineando la stretta relazione che intercorre tra riscaldamento globale e salute.
Gli esperti evidenziano che non si tratta di previsioni ipotetiche ma di eventi che stanno già succedendo, “soprattutto perché la perdita di molti habitat naturali spinge gli animali e le loro malattie ad avvicinarsi di più all’uomo”.
Da parte sua l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) avverte: il cambiamento climatico è la minaccia sanitaria più significativa con cui l’umanità dovrà misurarsi nel medio termine.
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