Riflette i risultati di un sondaggio online che ha coinvolto 1190 persone.
Le interviste hanno rivelato che la stragrande maggioranza (83%):
– si documenta sulla malattia di Lyme consultando i siti Internet degli enti sanitari, delle società scientifiche e delle istituzioni accademiche
– ritiene tali fonti attendibili ed ha fiducia nelle opinioni espresse da: autorità sanitarie nazionali, agenzie governative e medici che seguono le linee guida internazionali
– considera le informazioni acquisite una forte motivazione per proteggersi dal morso di zecca.
Circa un quarto degli intervistati afferma tuttavia di consultare, oltre ai siti istituzionali, anche i propri contatti social e i gruppi online soprattutto per sapere:
– quanto tempo impiega una zecca per trasmettere la malattia di Lyme (59,5%)
– cosa pensano le comunità del web sull’uso di antibiotici a scopo preventivo, dopo un morso di zecca (65,4%)
– se i repellenti a base di DEET (dietiltoluamide) sono sicuri nei bambini (51,1%).
Al riguardo oltre il 50% dichiara di avere dubbi o perplessità sulle indicazioni contenute nei siti istituzionali.
Per i ricercatori l’ampio utilizzo dei social network quale fonte di informazione e la fiducia dichiarata negli esperti “convenzionali” dovrebbe suggerire alle istituzioni sanitarie e scientifiche ed agli stessi esperti di usare le piattaforme social per dialogare e interagire direttamente con i cittadini.
La creazione di nuovi spazi di comunicazione social potrebbe avere tre vantaggi importanti:
– favorire pratiche corrette di prevenzione
– contribuire alla diffusione di notizie e indicazioni basate su conoscenze mediche e prove scientifiche
– arginare la circolazione di fake news in grado di influenzare le persone.
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